Siamo tutti in una fogna, ma noi guardiamo le stelle
Oscar Wilde

Adozioni: quale futuro?

Scritto da: Ada Meloni | Categoria: Diritti Umani
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ada_meloniLeggo su Internazionale che in Francia un tribunale amministrativo ha stabilito che una donna nubile omosessuale può adottare un bambino, ratificando il richiamo della Corte europea. Evviva.

Questa decisione annulla totalmente quella di un altro tribunale che per due volte aveva negato alla donna la possibilità di adottare un bambino. Il tribunale europeo per i diritti dell’uomo aveva bocciato le sentenze e richiamato la Francia. Nel paese è infatti previsto che un single o una coppia si possano candidare all’adozione di un minore e l’orientamento sessuale delle persone, secondo la Corte europea, non è un buon motivo per escludere qualcuno dalla pratica.

Con conseguente scatenarsi di un dibattito sull’omoparentalità in Francia e sull’adozione per le coppie omosessuali .

Negli Stati Uniti, intanto, è stato pubblicato uno studio sui figli delle coppie omosessuali che dimostra che i bambini cresciuti in famiglie con genitori dello stesso sesso sono più aperti e flessibili degli altri.

Negli USA, questa realtà è ben più radicata (sono 270mila i bambini che vivono con i genitori dello stesso sesso, le cui unioni sono protette da leggi ad hoc)

Le ricerche di Abbie E. Goldberg, professoressa di psicologia alla Clark university dimostrano come tutti i pregiudizi contro la genitorialità delle coppie omosessuali siano smentiti dalla realtà e dai dati raccolti da sociologi e psicologi.

“Gli studi sui figli delle coppie omosessuali dimostrano che non ci sono molte differenze con i figli degli eterosessuali. Sono ben inseriti a scuola, hanno molti amici e non sono maggiormente soggetti a disturbi psichici. Soprattutto non sembrano soffrire di nessun tipo di disorientamento sessuale, né si sentono essi stessi gay per il fatto di essere figli di gay”.

Ci sono dati che mostrano che questi bambini tendono a essere più anticonvenzionali e flessibili, soprattutto per quanto riguarda i ruoli familiari e sociali. Pare che  le coppie di persone dello stesso sesso trasmettano ai loro figli meno cliché sui ruoli parentali e meno pregiudizi di genere.

E’ un argomento che in Italia è fuori da ogni concezione, per la consueta dipendenza dal Vaticano e  per  il fatto innegabile che siamo un paese.

Tradizionalmente i paesi nordici (in questo caso la Francia che dalla Rivoluzione Francese in poi  si   è evoluta con meno fatica di noi quando si tratta di battaglie civili) e negli ultimi anni  anche la Spagna,  sono più all’avanguardia di noi .

Li invidio profondamente  ogni qualvolta  un fatto come questo sconfigge l’ipocrisia dilagante e il cieco perbenismo.

Seguo la questione con attenzione da molti anni  (in qualche modo ho la sensazione che prima o poi mi toccherà da vicino e avrò un interesse concreto) e mi si è riproposta per la centesima volta almeno nella mia vita, da quando  Ignazio Marino nella campagna elettorale per le primarie  (forse uso impropriamente il termine campagna elettorale) ha manifestato l’intenzione di concedere anche ai single (attenzione:  non mi pare si sia spinto fino alle coppie gay) il diritto di adozione.

Dato per assunto che sono d’accordo sul risultato dello studio secondo il quale c’è tendenza alla maggiore flessibilità e apertura  mentale  dei bimbi adottati da gay (o in generale che abbiano contatti umani con essi), e sul fatto  che non necessariamente i figli educati da una coppia omosessuale siano gay (non sono forse i gay anch’essi figli  di etero?), mi sorgono mille domande. La prima, fondamentale , è di carattere pratico: se un single  (o  in un futuro avveniristico e fantascientifico per quanto riguarda l’Italia, una coppia gay) entrasse  in graduatoria,  con quali criteri e con quale procedure riuscirebbe ad acquisire un ipotetico punteggio sufficiente a non rimanere a fondo lista e a non essere continuamente superato da coppie con i requisiti classici ?

Presupponendo che la domanda è   già superiore all’offerta e che già ora una  coppia classica si sottopone a dissezioni  imbarazzanti   della propria vita  prima che un bimbo  le venga assegnato in adozione o in affidamento, non posso fare a meno di chiedermi cosa succederebbe da noi ,  e cosa succederà in Francia per esempio per eseguire la sentenza.

Da single potenziale soggetto con intenzioni adottive, mi chiedo quanto tollererei,  se fossi accoppiata, che un single mi surclassasse.

Traslo la domanda  in un altro caso : dopo quante coppie sposate legalmente ,  una coppia stabile ma non legata da vincoli  formali  otterrebbe il diritto concreto di  adozione ?  E così via se io fossi una coppia di fatto rispetto a una coppia omosessuale.

Sarà prevista una sorta di pari opportunità ?

Temo tristi degenerazioni quali una  spartizione delle creature non assegnate in quanto soggetti  difficili,  o rifiutate da coppie legittime per età non sufficientemente imberbi.

Anzi, sono letteralmente terrorizzata da  traffici di questa sorta.   Sono letteralmente  combattuta, pur contro il mio interesse,  su questo argomento e  questo dissidio interiore continua a essere irrisolto.

Il diritto del soggetto gay o single è innegabile  a livello teorico, ma non riesco a fare a meno di chiedermi quanto nella realtà tutto questo possa essere soggetto a strumentalizzazioni. Conto sull’ulteriore  evoluzione , spero imminente, di una società civile a cui per il momento non mi sento di appartenere.

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