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	<title>ilpungolo.com &#187; Virgilio Venezia</title>
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	<description>Siamo tutti in una fogna, ma noi guardiamo le stelle</description>
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		<title>Rovigo investe sul biodiesel</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Virgilio Venezia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Aumentano le realtà locali si danno da fare per cercare di riuscire a ridurre i costi e migliorare l&#8217;ambiente utilizzando quelle energie alternative che il governo continua a snobbare, bollandole come inefficienti e costose.
Dopo le centrali solari piemontesi, le illuminazioni a LED di Scandiano (RE), segnalo un progetto decisamente interessante per utilizzare al meglio il biodiesel.
Questo progetto si chiama &#8220;Biodiesel dal tuo olio di cucina&#8221; che nasce dalla collaborazione tra il Comune di Rovigo, ASM Rovigo SpA (l&#8217;Azienda di proprietà comunale che gestisce tra l’altro il ciclo dei rifiuti) ed alcune aziende private del circondario. Esso consiste nella creazione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12" title="tmb_33592417" src="http://www.ilpungolo.com/wp-content/uploads/2009/10/tmb_33592417.jpg" alt="tmb_33592417" width="130" height="160" />Aumentano le realtà locali si danno da fare per cercare di riuscire a ridurre i costi e migliorare l&#8217;ambiente utilizzando quelle energie alternative che il governo continua a snobbare, bollandole come inefficienti e costose.<br />
Dopo le centrali solari piemontesi, le illuminazioni a LED di Scandiano (RE), segnalo un progetto decisamente interessante per utilizzare al meglio il biodiesel.</p>
<p>Questo progetto si chiama &#8220;Biodiesel dal tuo olio di cucina&#8221; che nasce dalla collaborazione tra il Comune di Rovigo, ASM Rovigo SpA (l&#8217;Azienda di proprietà comunale che gestisce tra l’altro il ciclo dei rifiuti) ed alcune aziende private del circondario. Esso consiste nella creazione di un ciclo chiuso che, a partire dalla raccolta degli oli alimentari esausti (sia dalle utenze domestiche che da quelle professionali) ed attraverso un processo di trattamento, ne consenta il riutilizzo, sotto forma di biodiesel, sui mezzi di ASM Rovigo SpA. L’iniziativa nasce quindi come un progetto integrato di mobilità sostenibile e di corretta gestione dei rifiuti. A regime, si prevede di chiudere il riciclo dell’olio, cercando di raggiungere l’autosufficienza di alimentazione per i mezzi della Divisione Ambiente di ASM.<br />
Si tratta di un progetto che si propone di ottimizzare azioni già in parte attuate, come la raccolta degli oli di cucina esausti, massimizzandola per quantità e capillarità sulle utenze domestiche, e si va ad aggiungere alle azioni di sviluppo di basse emissioni in corso di attuazione, come l’impiego nella flotta ASM di veicoli Euro 5, a metano, elettrici.<br />
Il progetto è fortemente integrato, perché riunisce una serie di operatori sul territorio, ciascuno attivo per singole fasi del ciclo, raccolta, trasporto, raffinazione, trasformazione e utilizzo.</p>
<p><strong>GLI OLI ALIMENTARI ESAUSTI</strong><br />
Sarebbe più corretto parlare di oli e grassi alimentari esausti, in quanto ai fini di questo progetto possono essere utilizzati tutti gli oli vegetali scarto dalle operazioni di cottura (olio di oliva, di semi etc.) ma anche l’olio crudo di conserva e i grassi vegetali ed animali (burro, margarina) di origine domestica e non.<br />
Si stima comunemente che la produzione media pro capite di queste sostanze ammonti a circa 4 kg/anno, quindi per una città come Rovigo possiamo considerare una produzione di circa 200 tonnellate/anno, che potrebbero essere avviate a trattamento e riciclo o recupero. Si deve tener presente,<br />
infatti, che questi prodotti, se sversati nell’ambiente sono altamente inquinanti, e se smaltiti nella rete fognaria comportano pesanti oneri di depurazione.</p>
<p><strong>IL PROGETTO</strong><br />
I primi obiettivi che il Comune ed ASM si sono posti sono i seguenti:<br />
- Verificare la sostenibilità ambientale dell’iniziativa:<br />
1. Sviluppare la raccolta degli oli alimentari esausti a Rovigo (misura ambientale contro l’inquinamento delle acque);<br />
2. Utilizzare il biodiesel sui mezzi di ASM Divisione Ambiente (misura ambientale contro l’inquinamento atmosferico);<br />
3. Creare un collegamento tra raccolta degli oli, produzione del biodiesel e riutilizzo nei mezzi di igiene ambientale a Rovigo (misura finalizzata a ridurre l’impatto ambientale delle filiere);<br />
- Verificarne la possibile autosufficienza: raggiungere con la raccolta di oli le necessità di alimentazione di ASM;<br />
- Verificarne la sostenibilità economica: raggiungere la competitività con l’utilizzo di carburante minerale minimizzando i costi industriali delle attività.<br />
Come s’è detto, la raccolta degli oli esausti non è di per sé una novità. Già dal 2005 presso l’Ecocentro era disponibile un contenitore per la raccolta degli oli alimentari esausti; oggi sono attivi undici punti di raccolta fissi (Ecocentro, sede di ASM in via Dante Alighieri, parcheggio Multipiano di piazzale Di Vittorio e 8 “punti olio” ubicati nei parcheggi di alcuni supermercati e centri commerciali che hanno aderito all’iniziativa) e periodicamente 1 punto itinerante (EcoCamion).<br />
Dal 2006 sono in distribuzione gratuita le pratiche tanichette da 5,5 litri (la campagna è stata lanciata in occasione dell’apertura dell’ecocentro rinnovato, con un pieghevole che è stato recapitato in tutte le abitazioni). Attualmente le famiglie che utilizzano le tanichette sono circa 2.800.</p>
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		<title>Semplicemente grazie</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 08:53:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Virgilio Venezia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>

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		<description><![CDATA[Vorrei ringraziare Antonio Cusumano e MazaraCult (http://mazaracult.blogspot.com)   per aver scritto  questo bell&#8217;articolo in memoria di mio padre. Spero che la ripresa de ilpungolo.com possa mantenere vivo lo spirito libero che ha caratterizzato in questi anni il sito.

Virgilio Venezia










Ricordo di un caro amico di Antonio Cusumano


In antropologia si chiama «sguardo da lontano» quella distanza che permette di guardare con una qualche oggettività critica la realtà che abitiamo o crediamo di conoscere. Giovanni Venezia abitava la nostra città pur senza esserne domiciliato. Se ne era andato da giovane ma in verità non se ne era mai del tutto staccato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em><img class="alignleft size-full wp-image-12" title="tmb_33592417" src="http://www.ilpungolo.com/wp-content/uploads/2009/10/tmb_33592417.jpg" alt="tmb_33592417" width="130" height="160" />Vorrei ringraziare Antonio Cusumano e MazaraCult (http://mazaracult.blogspot.com)   per aver scritto  questo bell&#8217;articolo in memoria di mio padre. Spero che la ripresa de ilpungolo.com possa mantenere vivo lo spirito libero che ha caratterizzato in questi anni il sito.</em></p>
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<p style="text-align: right;"><strong><em>Virgilio Venezia</em></strong></p>
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<h3 style="text-align: center;"><a href="http://mazaracult.blogspot.com/2009/11/per-giovanni-venezia-in-antropologia-si.html">Ricordo di un caro amico</a> di <em>Antonio Cusumano</em></h3>
<p><em><br />
</em></p>
<p>In antropologia si chiama «sguardo da lontano» quella distanza che permette di guardare con una qualche oggettività critica la realtà che abitiamo o crediamo di conoscere. Giovanni Venezia abitava la nostra città pur senza esserne domiciliato. Se ne era andato da giovane ma in verità non se ne era mai del tutto staccato, non aveva mai cessato di sentirsi un mazarese. Abitare un luogo non significa semplicemente risiedervi né basta la presenza fisica a fare di un abitante un cittadino. Facoltà storicamente elaborata, socialmente condivisa e culturalmente connotata, abitare vuol dire sottrarre lo spazio alla sua insignificanza, dare forma e sostanza a relazioni e simboli, investire di senso il luogo nel quale riconoscersi. In questo senso Giovanni Venezia ha sempre abitato la nostra città, perché ha tenacemente coltivato il sentimento del luogo, quel senso di appartenenza ad una comunità oggi fortemente in crisi in un tempo in cui alla dilatazione dei riferimenti spaziali per effetto della globalizzazione si accompagna il rischio della delocalizzazione culturale, della perdita esistenziale del senso del luogo.</p>
<p>Per Giovanni Venezia emigrante in Piemonte il luogo elettivo, di fondazione spaziale e di evocazione temporale, era e restava Mazara del Vallo, la città dove era nato e dove aveva sperimentato le prime illusioni e delusioni, il luogo a cui restano tenacemente impigliati i fili invisibili che connettono la trama della vita di ciascuno nell’orizzonte rassicurante dei riferimenti territoriali ed affettivi. «Mazara è dentro di me, direi che me la porto sempre appresso»: così scriveva nell’introduzione a quel libretto che contiene un’intervista sulla città.</p>
<p>Giovanni Venezia viveva a Venaria, a più di mille chilometri di distanza, ma continuava a sentirsi a casa tra le strade e nelle piazze di Mazara, che lo aiutavano ad evocare storie, a rianimare passioni, a rinnovare memorie. Il sentimento del luogo era in Giovanni un capitale prezioso, era movente esistenziale, ragione etica, esigenza civile.</p>
<p>Credo che questa sia la prima lezione che ci lascia, una lezione di umana affezione alla città e una testimonianza di leale cittadinanza. Cittadino non è per diritto naturale l’abitante, ma colui che non solo esercita i diritti e i doveri della condizione giuridica ma pratica le virtù civiche, fa valere lo spirito pubblico, difende e conserva le memorie culturali. Se è vero che la cittadinanza non è qualcosa di empiricamente dato ma status sociale da guadagnare e da rivendicare, Giovanni Venezia è stato cittadino di Mazara con una forte coscienza di appartenenza alla polis, con un profondo sentimento di difesa e di attaccamento al bene collettivo, con una sensibilità e un’attenzione filiale per le sorti della nostra comunità.</p>
<p>Cittadino dunque, ma non solo. La distanza geografica avrebbe potuto produrre quella nostalgia che è sentimento nobile ma spesso malinconicamente inerte, risolvendosi in un atteggiamento di passiva accettazione del presente e in un ripiegamento idillico verso il passato. Giovanni guardava alla nostra città da lontano ma ne aveva un’immagine quotidianamente viva e presente, una conoscenza puntuale e non angusta, una rappresentazione appassionata ma anche spassionata. Dalla memoria della città che aveva lasciato da giovane attingeva la rabbia e l’indignazione civile di chi non si rassegnava allo stato delle cose, di chi partecipava con giovanile emozione a quanto di nuovo e di originale si muoveva nel sottosuolo della società locale. Aveva salutato con entusiasmo le iniziative popolari contro l’istallazione della distilleria, ne aveva seguito gli sviluppi, aveva aderito alla lotta dei movimenti a salvaguardia del territorio. Aveva sostenuto le ragioni di quanti in questa città difendono e conservano le memorie culturali, i beni storici, da quelli archeologici a quelli artistici, di quanti si impegnano, spesso in silenziosa solitudine e nell’indifferenza dell’opinione pubblica, nella crescita sociale e civile della collettività.</p>
<p>Condannava il provincialismo greve e gretto, la decadenza civile e morale in cui Mazara è precipitata, levava la sua voce contro ogni forma di sopruso e di ingiustizia. Spirito liberal ma con vocazione salveminiana, si riconosceva in quel movimento politico che richiamandosi al Mondo di Pannunzio era rimasto minoranza, ai margini del potere trionfante, tra gli ammutinati della storia, tra coloro che crocianamente rivendicavano la laicità dello Stato e sull’esempio degli azionisti battevano la difficile strada del riformismo che fu di Ernesto Rossi e di Norberto Bobbio. Aveva intuito e denunciato i rischi che corre la nostra democrazia, aveva scritto della pericolosa deriva di corruttela a cui sembra avviarsi il nostro Paese, aveva criticato la dittatura della maggioranza. Aveva individuato nella mancanza di senso civico, nell’assenza di una religione civile, la causa dei mali di un’Italia ancora irretita nei vizi denunciati da Guicciardini. Nell’analisi sui costumi degenerati della vita politica aveva introdotto nel linguaggio giornalistico parole nuove come calabrachismo per stigmatizzare l’annosa pratica del servilismo, come vidioti per designare quei cittadini omologati dalla tirannia mediatica, ridotti – come scriveva lo stesso Venezia – a «utili strumenti ammassati in attesa di essere utilizzati, previo plagio e desertificazione delle buone idee».</p>
<p>Giovanni Venezia aveva dunque, da osservatore acuto e attento, lucida consapevolezza dell’evoluzione politica del nostro Paese e dentro l’orizzonte di questa analisi critica non distoglieva lo sguardo dalla città che amava, orientava i suoi ragionamenti e le sue passioni politiche sulle piccole e minute vicende di quella comunità di cui non aveva cessato di sentirsi parte. Aveva condiviso le speranze dei giovani mazaresi, aveva inventato e suggerito progetti per la città, aveva costruito una straordinaria rete di collegamenti attraverso il suo Pungolo, mettendo in comunicazione i mazaresi della diaspora, quei cittadini che vivono lontani dalla città ma ne sono rimasti in qualche modo legati, aveva fondato una sorta di comunità di sentimento, un sodalizio di culto e di affetti, un polo di riferimenti, uno spazio di informazioni, uno strumento conoscitivo, un territorio virtuale di prossimità, di contatti, di relazioni che interpretava compiutamente, nel tempo della globalizzazione, la funzione di valorizzare le risorse locali attraverso l’uso civile dei mezzi offerti da internet. La rete era usata da Giovanni Venezia come un reticolo, come un ponte ideale che mobilitava energie, sensibilizzava cuori e menti, univa i mazaresi in una fitta trama di legami simbolici istituiti attorno ad un unico centro di interesse, un collettore di flussi di network ma anche di memorie comuni, di sentimenti, di desideri, di idee. Il suo sito celebrava il primato del locale, la rivincita del locale sul globale. Giovanni Venezia ha saputo costruire un luogo in cui si sono riconosciuti molti mazaresi, migrati altrove o semplicemente dispersi, dissociati, isolati, ha saputo dar loro voce e spazio, ha connesso le diverse esperienze e testimonianze di quanti hanno a cuore le vicende della città, il suo futuro. Di questo dobbiamo essergli grati, per questo i cittadini di Mazara è bene che non dimentichino Giovanni Venezia, il suo impegno di cittadino innamorato della città.</p>
<p>Ora che il Pungolo – ad un anno di distanza dalla sua morte – ha riattivato il sito e ha ripreso le attività, ad opera del figlio Virgilio, è auspicabile che si possano tornare a leggere gli articoli scritti da Giovanni, paradossalmente oscurati e attualmente irrecuperabili online. Sarebbe bene che i mazaresi, in patria o esuli, raccolgano la sua eredità di idee e di passioni e tornino a dialogare e a ragionare sull’identità della città, sul bene comune, sul suo presente, probabilmente ancora imperfetto, e sul suo futuro, possibilmente migliore.</p>
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		<title>Biodiesel: produciamolo in casa</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 09:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Virgilio Venezia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Come scritto qualche articolo fa, il biodiesel può rappresentare una validissima alternativa all&#8217;utilizzo del diesel derivante dal petrolio;
ma la caratteristisca più interessante è quella di poterselo fare &#8220;in casa&#8221;.
In concreto ci vorrebbe 0,1 litro di metanolo e circa 3,5g di soda caustica (NaOH) per ogni litro di olio fresco.
Ma siccome ogni reazione tende ad un equilibrio e noi vogliamo che tutto l’olio sia trasformato e non solo una parte si usa un eccesso di alcool per spingere la reazione verso la totale conversione.
Quindi la ricetta è :
X litri di olio fresco,  0,2*X litri di metanolo, 3,5*X grammi di soda caustica.
Volendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12" title="tmb_33592417" src="http://www.ilpungolo.com/wp-content/uploads/2009/10/tmb_33592417.jpg" alt="tmb_33592417" width="130" height="160" />Come scritto qualche articolo fa, il biodiesel può rappresentare una validissima alternativa all&#8217;utilizzo del diesel derivante dal petrolio;<br />
ma la caratteristisca più interessante è quella di poterselo fare &#8220;in casa&#8221;.<br />
In concreto ci vorrebbe 0,1 litro di metanolo e circa 3,5g di soda caustica (NaOH) per ogni litro di olio fresco.<br />
Ma siccome ogni reazione tende ad un equilibrio e noi vogliamo che tutto l’olio sia trasformato e non solo una parte si usa un eccesso di alcool per spingere la reazione verso la totale conversione.<br />
Quindi la ricetta è :<br />
X litri di olio fresco,  0,2*X litri di metanolo, 3,5*X grammi di soda caustica.</p>
<p>Volendo si può usare anche l’olio usato in cucina dopo la frittura, ma in tal caso va aggiunta una aliquota in più di catalizzatore per neutralizzare gli acidi grassi liberi,e va eliminata l’acqua e le scorie di cibo eventualmente presenti.<br />
Tale aliquota si calcola con un metodo detto titolazione, per il quale vi rimando sempre al sito che vi ho segnalato sopra.<br />
In linea di massima con olii non troppo usati la dose totale di NaOH è circa 6,25g per litro.<br />
Siccome il metanolo non è facile da reperire, ed è soggetto a controlli, dopo gli avvelenamenti del vino di alcuni anni fa (il metanolo è un composto tossico per contatto e ingestione e va usato con le dovute cautele e precauzioni!), ho pensato che la cosa poteva essere più semplice usando il comune etanolo (il classico alcool rosa che usiamo tutti per disinfettare e pulire).<br />
L’etanolo è inoltre di origine biologica e non è tossico come il metanolo, si trova ovunque e non ha particolari precauzioni d’uso, se non quelle che già conosciamo per esperienza comune.<br />
Come al solito però c’è un rovescio della medaglia: l’alcool deve essere assolutamente anidro (quindi quello a 90° e 95° gradi non vanno bene, pena l’insuccesso) perché l’acqua parassita la reazione, bloccandola, e promuovendo una reazione di saponificazione manda tutto a monte.<br />
Quindi bisogna procurarsi dell’alcool etilico assoluto (99,9%) che è più difficile da trovare e costa<br />
più caro.Una volta trovato bisogna usare più catalizzatore (7g/litro di olio contro i 3,5g/litro per il metanolo); ci vuole anche una maggiore quantità di alcool (27,5% contro il 20% dell’olio con il metanolo).<br />
Le modalità di processo prevedono che prima si mescoli l’alcool con il catalizzatore, avviando la reazione tra i due, che forma un intermedio reattivo (il metossido di sodio, o l’etossido a seconda dell’alcool). Successivamente si uniscono il metossido e l’olio, a una temperatura tra i 35 e i 60°C (optimum a 45-50°C) agitando il tutto per circa un’ora. Per il procedimento vi rimando a questo sito in inglese molto esaustivo <a href="http://www.journeytoforever.org">http://www.journeytoforever.org</a></p>
<p>Per i più pigri però esistono alternative più &#8220;commerciali&#8221;, nel seguente link potreste comprare un &#8220;produttore di biodiesel casalingo&#8221; ad un prezzo direi più accettabile <a href="http://www.homebiodieselkits.com">http://www.homebiodieselkits.com</a>.</p>
<p>Però esiste un &#8220;dettaglio&#8221; da non trascurare;  usando un carburante &#8220;fai da te&#8221; di qualsivoglia natura non ci si pagano le accise (che sarebbero le tasse sui carburanti), per cui, anche se animati dai migliori propositi, si è a tutti gli effetti degli evasori fiscali, che è un reato perseguibile e quindi questa pratica è illegale.<br />
Inutile dire che se solo fosse possibile reperire il biodiesel alle pompe il problema sarebbe risolto.<br />
Una proposta alternativa potrebbe essere quella di costituirsi in Gruppi di Acquisto Solidali i cosiddetti GAS o Cooperativa, in modo di ammortizzare i costi, e per non incorrere in sanzioni iscriversi come produttori di carburanti.</p>
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		<title>Fotovoltaico: verso una nuova alba</title>
		<link>http://www.ilpungolo.com/fotovoltaico-verso-una-nuova-alba/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 10:18:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Virgilio Venezia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Devo dire che sono rimasto abbastanza perplesso, nel scoprire che, in questo periodo in cui si parla di come rendere il nostro paese più indipendente energeticamente, sia passata pressochè clandestinamente (escluso il giornale &#8220;La Stampa&#8221; ) questa notizia, che porta sicuramente una visione &#8220;illuminata&#8221; ed alternativa al nucleare che sta andando così di moda.
L’8 ottobre è stato siglato un accordo tra la Regione Piemonte e la società multinazionale spagnola OPDE per la realizzazione di 17 centrali fotovoltaiche, per una potenza complessiva installata di circa 75 MWp.  La OPDE è un’impresa specializzata nello sviluppo e nella realizzazione di impianti fotovoltaici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12" title="tmb_33592417" src="http://www.ilpungolo.com/wp-content/uploads/2009/10/tmb_33592417.jpg" alt="tmb_33592417" width="130" height="160" />Devo dire che sono rimasto abbastanza perplesso, nel scoprire che, in questo periodo in cui si parla di come rendere il nostro paese più indipendente energeticamente, sia passata pressochè clandestinamente (escluso il giornale &#8220;La Stampa&#8221; ) questa notizia, che porta sicuramente una visione &#8220;illuminata&#8221; ed alternativa al nucleare che sta andando così di moda.<br />
L’8 ottobre è stato siglato un accordo tra la Regione Piemonte e la società multinazionale spagnola OPDE per la realizzazione di 17 centrali fotovoltaiche, per una potenza complessiva installata di circa 75 MWp.  La OPDE è un’impresa specializzata nello sviluppo e nella realizzazione di impianti fotovoltaici e si rivolge al Piemonte con un ambizioso programma che propone la realizzazione di varie centrali fotovoltaiche. In una prima fase &#8211; entro il dicembre 2010 &#8211; OPDE, che dovrà ora seguire i necessari iter autorizzativi, realizzerà impianti per una potenza installata massima di 31 MWp nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo, successivamente sarà presa in esame la costruzione dei restanti impianti su altre aree del territorio.  Una volta conseguite le autorizzazioni necessarie per la realizzazione di una potenza installata non inferiore a 50 MWp, l’azienda presenterà domanda per l’installazione sul territorio regionale di un sito per la produzione di inseguitori solari, annesso a un magazzino per la distribuzione di componenti fotovoltaici su scala nazionale ed a un centro di ricerca e studio sulle tecnologie per lo sfruttamento delle fonti rinnovabili. Il sito produttivo dovrà rimanere in esercizio per un tempo minimo di 20 anni come centro specializzato per la manutenzione e l’esercizio dei parchi solari realizzati in Piemonte e nel resto d’Italia.  Il Piemonte è al quarto posto in Italia per potenza di impianti fotovoltaici, un risultato raggiunto in pochi anni partendo da zero. Con questo accordo si gettano le basi per un ulteriore incremento, con significative ricadute dal punto di vista economico ed occupazionale. Entro la fine dell’anno il Piemonte diventerà la prima regione d’Italia per potenza installata (30Mwp) per centrali solari.<br />
L&#8217;importanza della notizia, sta proprio nel fatto che non è un ennessimo incentivo fornito ai cittadini per passare al fotovoltaico o un altra forma di energia alternativa , ma è una svolta concreta verso una politica energetica del tutta nuova fatta da un&#8217;amministrazione. Mi auguro che su queste basi il discorso possa estendersi anche verso i carburanti per autrazione privilegiando quelli che come il Biodiesel riducono la dipendenza dal petrolio e l&#8217;inquinamento, senza la necessità di modificare il motore delle auto.</p>
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		<title>Siamo tornati</title>
		<link>http://www.ilpungolo.com/siamo-tornati/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 20:23:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Virgilio Venezia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Prima Pagina]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ilpungolo.com/?p=11</guid>
		<description><![CDATA[ A quasi un anno dalla perdita di Giovanni, mio padre, abbiamo deciso di riaprire “ilpungolo.com” per tornare ad essere il punto di riferimento di tutti coloro che cercano un’informazione libera e obiettiva.
Anche perché noi che crediamo nel crociano “il pensiero è sempre polemico”, sosteniamo consapevolmente che la libertà di espressione del pensiero, delle idee e di stampa, sia il punto cardine che dà consistenza alla democrazia e, attraverso la costruzione coordinata di tanti e differenti tasselli, consente di raggiungere obiettivi che altrimenti sarebbe vano sperare.
In questo senso, l’eventuale attribuzione di “qualunquismo” l’accettiamo come un complimento.
L’unanimismo, del resto, non ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-12" title="tmb_33592417" src="http://www.ilpungolo.com/wp-content/uploads/2009/10/tmb_33592417.jpg" alt="tmb_33592417" width="130" height="160" /> A quasi un anno dalla perdita di Giovanni, mio padre, abbiamo deciso di riaprire <strong>“ilpungolo.com”</strong> per tornare ad essere il punto di riferimento di tutti coloro che cercano un’informazione libera e obiettiva.<br />
Anche perché noi che crediamo nel crociano “il pensiero è sempre polemico”, sosteniamo consapevolmente che la libertà di espressione del pensiero, delle idee e di stampa, sia il punto cardine che dà consistenza alla democrazia e, attraverso la costruzione coordinata di tanti e differenti tasselli, consente di raggiungere obiettivi che altrimenti sarebbe vano sperare.<br />
In questo senso, l’eventuale attribuzione di “qualunquismo” l’accettiamo come un complimento.<br />
L’unanimismo, del resto, non ha mai fatto la storia, sempre in divenire, ma ne ha spesso distorto le finalità. Gli eventi dell’inizio del terzo millennio confermano il nostro pensiero.<br />
Il pluralismo ed il divenire delle idee sono invece una salvaguardia per una società libera, democratica, capace di autogestirsi.<br />
Ci piace, a questo punto, ribadire con forza che<strong> “ilpungolo.com”</strong> è una tribuna libera ed aperta alle idee costruttive ed aggreganti, scevra da pronismo, deleterio e deprimente, nei confronti di alcuno, pur rimanendo fermo il concetto che tutto muta e, nel mutare, si spera che migliori.<br />
La nostra mèta non potrà essere raggiunta senza la vostra collaborazione.<br />
Grazie</p>
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