La collina delle rondini
Scritto da: Alessandro Intropido | Categoria: Diritti Umani
Il 10 ottobre 2009 a Zurigo, grazie alla mediazione svizzera, il Ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu e il suo corrispettivo Armeno Edward Nalbandian hanno siglato uno storico accordo riprendendo le relazioni diplomatiche e riaprendo i confini dopo un secolo di ostilità . Ora si attende la rattifica dai rispettivi parlamenti. Presenti alla cerimonia anche Hillary Clinton, Sergei Lavrov, Ministro degli Esteri russo e Bernard Kouchner, Ministro degli Esteri francese.
Turchia e Armenia cercano di affrontare e risolvere la spinosa questione del genocidio armeno. La Turchia ha l’occasione di recuperare prestigio internazionale ed estendere la sua influenza in Caucaso. L’Armenia
ha l’opportunità di risollevare la propria economia migliorando e incrementando gli scambi internazionali. Inoltre è un passo fondamentale per il riconoscimento del genocidio perpetrato contro di essa. Il genocidio armeno è la strada più efficace per l’accesso della Turchia nella Comunità Europea.
Il governo turco sostiene che non si trattò di genocidio, ma di guerra civile durante il collasso dell’Impero Ottomano e rammenta che ci furono anche numerose vittime tra i cittadini turchi.
Tsitsernakaberd, la collina delle rondini ad Erevan, ospita il monumento alle vittime ed il museo del genocidio. In prossimità dell’entrata del museo sono stati piantati i pini da alcuni presidenti e ambasciatori in memoria del genocidio. Il francese Jacques Chirac, il cardinal Tarcisio Bertone, i presidenti della Finlandia e della Polonia.
Il Museo raccoglie fotografie e documenti che mostrano fosse comuni, scheletri di bambini, esseri umani stremati durante le orribili marce della morte verso il deserto siriano. Le ragazze sopravvissute furono costrette alla conversione all’Islam e tatuate in viso con segni turchi affinché non potessero fuggire. Il Monumento ospita anche le ceneri dei Giusti: il primo fu l’ufficiale tedesco Armin Wegner che raccolse le prove di questo crimine: documenti ed immagini sui sopravissuti alle marce nel deserto. Le vittime del genocidio armeno furono un milione e mezzo.
A volte il monumento è visitato anche da turisti turchi: la speranza è che presto i turisti armeni possano recarsi presso le pendici dell’ Ararat, la montagna sacra, dove si arenò l’ arca di Noè dopo il diluvio.
Vicino all’antica città armena di Ani, su un monte, i turchi hanno costruito con le pietre un’enorme scritta leggibile anche a chilometri di distanza: «Felice chi è nato in Turchia».
Ci sono simboli e messaggi che meritano di essere rimossi, altri di essere conservati: quale sarà la strada più saggia per risolvere questi conflitti tra l’Islam Turco e il Cristianesimo Armeno? La laicità , la verità storica, la sensibilità dei popoli vittime delle ideologie, la tolleranza e il perdono?
