Laicità liberale
Scritto da: Pier Franco Quaglieni | Categoria: Commenti
Il dibattito su laicità, laicismo, anticlericalismo ha assunto toni sempre più?accesi ed esasperati che non ci furono neppure durante i referendum per il divorzio e per l’aborto.
Senza addentrarci nell’analisi del perché questi temi ritornano con tanta insistenza polemica, vorremmo provare ad incominciare a fare un po’ di chiarezza sui termini sì da consentire un dibattito più preciso anche a livello concettuale.
Ha scritto Norberto Bobbio nel 1992: “Ritengo di dover mantenere la distinzione fra i due termini ‘laicismo’ e ‘laicità’. Il primo viene di solito usato con una connotazione negativa, per non dire addirittura spregiativa, per designare un atteggiamento d’intransigenza e d’intolleranza verso le fedi e le istituzioni religiose. Ma questo è proprio il contrario dello spirito laico o, se si vuole, della ‘laicità’, correttamente intesa, la cui caratteristica fondamentale è la tolleranza.”
È sicuramente vero che i laici storicamente in Italia si caratterizzano innanzi tutto per il loro impegno a favore di una concezione non confessionale dello Stato ed è quindi laico colui che, secondo una definizione di Alessandro Passerin d’Entrèves “considera il vincolo politico di natura diversa da quello religioso”.
Sarebbe tuttavia una definizione parziale quella che tendesse a restringere il problema? ai soli rapporti tra Stato e Chiesa – come accadde nel Risorgimento e nel post-Risorgimento – perché, come ha osservato ancora Passerin d’Entrèves, è laico “colui? che riconosce apertamente che la società moderna è caratterizzata da una grande varietà di opinioni e di credenze e ne conclude che lo Stato, allo scopo di rispettare tale varietà e di tutelare l’uguaglianza dei cittadini, deve praticare una rigorosa ed imparziale neutralità in materia di ideologie e di fedi”. Potremmo dire con le parole di uno dei maestri di Passerin, Francesco Ruffini, “che la libertà religiosa non prende partito né per la fede né per la miscredenza”.
Le sbornie ideologiche degli anni Settanta hanno dimostrato che ogni concezione totalizzante della politica non è affatto laica e non è neppure democratica.
Ha scritto Valerio Zanone che il “laicismo in termini culturali non è tanto un’ideologia quanto un metodo, anzi può definirsi proprio come il metodo inteso allo smascheramento di tutte le ideologie”. Zanone definisce così sul Dizionario di Politica di Bobbio-Matteucci-Pasquino il laicismo, ma in effetti riteniamo che il riferimento valga più per la laicità intesa alla maniera di Bobbio, che per il laicismo.
Per altri versi non va dimenticata l’importante distinzione? che nel Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano?ha stabilito Giovanni Fornero, tra un laicismo inteso in senso debole (atteggiamento critico ed antidogmatico) ed un laicismo inteso in senso forte (atteggiamento di chi ragiona? indipendentemente dall’ipotesi di Dio, etsi Deus non daretur) e da ogni credo religioso.
Il patrimonio culturale del laicismo, storicamente inteso, comprende contributi della tradizione illuministico-liberale, della tradizione anarchico-libertaria e di quella marxista.
Queste tre componenti, in quanto si presentano configurabili in partiti o movimenti politici, hanno preclusioni reciproche da far valere e diverse modalità e tradizioni di confronto e di opposizione con le forze confessionali. Solo se il confronto con queste ultime si sposta al di fuori di rigide posizioni di partito e si orienta su precisi problemi della società, le diverse tradizioni laiche potrebbero, di volta in volta, riconoscersi reciprocamente ed individuare qualche obiettivo comune di intervento.
Molto spesso, tuttavia, anche al di là dei partiti, le tre componenti restano distanti e, al massimo, è possibile (ed augurabile) un confronto “laico” tra di loro.
Va tuttavia precisato che la laicità liberale è cosa altra rispetto allo stesso Illuminismo (dovremmo in effetti parlare di Illuminismi, secondo l’insegnamento di Franco Venturi, perché certamente – non trattandosi di un movimento di idee omogeneo e sistematico –?balza subito all’occhio che Rousseau, ad esempio, non ha nulla a che vedere con Kant), per non dire della cultura libertaria e di quella marxista per cui resta valido il riferimento storico al laicismo. Ma la stessa laicità liberale ha dei contorni ben definiti perché risulta illiberale “l’offensiva culturale che accoppia il liberismo del ‘tutto è lecito’ con la restrizione delle scelte individuali nei diritti civili: l’anarchia degli affari economici e l’obbligo di obbedienza negli affari della vita” (Valerio Zanone).
La tendenza poi ad appaiare il termine libertario a quello liberale risulta abbastanza arbitrario perché il liberalismo esprime una concezione della libertà che scaturisce da regole precise, anzi la libertà è garantita proprio dal rispetto di regole che limitano i poteri dello Stato e dell’individuo.
Infine la tradizione marxista nella sua versione leninista è del tutto inconciliabile con una visione liberale e laica perché nega i valori stessi della libertà in una prospettiva rivoluzionaria che, al di là dei fallimenti storici?novecenteschi, risulta?prediligere il ricorso alla violenza e al regime totalitario. Anche la stessa versione gramsciana del marxismo-leninismo – con il ricorso ad una visione egemonica della cultura e della politica – si rivela profondamente illiberale e in fondo non laica.?Bobbio ha scritto che ogni cultura ha i suoi intellettuali “clericali” che “irrigidiscono la loro concezione del mondo in un sistema dogmatico da contrapporre in modo settario a tutte le altre”. Gli intellettuali “laici” sarebbero invece coloro che sentono “l’esigenza di incontrarsi dopo il periodo delle crociate, di iniziare un dialogo dopo il periodo degli anatemi, di cercare più i punti di accordo che quelli di disaccordo”. Valutando quanto è accaduto nella storia della cultura italiana del Novecento (su cui Bobbio ha scritto pagine di fondamentale importanza nel suo Profilo ideologico del Novecento), bisogna tuttavia osservare che la cultura marxista è stata per decenni ed in parte continua ad essere oggi del tutto impermeabile alla concezione di laicità indicata da Bobbio, vedendo nel dialogo un fatto meramente strumentale che non ha mai rivelato capacità e volontà di mettersi davvero in discussione.
Il “laicismo”, secondo alcuni, implica una visione immanentistica della vita ed una cultura? che si fondi esclusivamente su una visione storico-scientifica dell’uomo.
Un laicismo che diventa di fatto un surrogato dell’ateismo, inteso come professione di fede in una concezione del mondo opposta a quella imperniata sull’esistenza di Dio, che implica una sostanziale condanna della religione come forma di superstizione irrazionale ed oscurantista.
In effetti, tuttavia, come ha osservato Nicola Abbagnano, la cultura e la scienza contemporanee non offrono prove o indizi sufficienti per prospettare l’ipotesi dell’esistenza o della non esistenza di Dio. Un fideismo ateo è quindi assai poco laico. Francesco Ruffini fa una netta distinzione? tra la libertà religiosa?e la libertà di pensiero che “dovrebbe indicare l’affrancarsi dello spirito umano da ogni preconcetto dommatico, da ogni pastoia confessionalistica. Eretici, scismatici ed apostati, fattucchieri e negromanti, scettici, liberi pensatori ed esprits forts di ogni tempo e di ogni luogo sarebbero i suoi antesignani, i suoi campioni ed i suoi martiri; illuminismo, deismo, razionalismo, volteranesimo, naturalismo, materialismo ecc. ecc. i suoi equivalenti”. Ruffini rifiutava di fatto di identificare la laicità con?posizioni di per sé antireligiose. Il magistero di Ruffini, che ci sembra più che mai oggi attuale e vivo, andrebbe interamente riscoperto.?
Un atteggiamento laico autentico si può vedere in chi si rifiuta di procedere al di là di ciò che è dato umanamente sapere, riconosce i limiti di questo sapere e non fa della scienza una sorta di dogma, ma semmai uno strumento di ricerca senza fine, partendo dal presupposto che i punti di arrivo sono costanti punti di partenza.
Per questo tipo di uomo laico anche la ragione ha kantianamente i suoi limiti in quanto la ricerca è razionale solo quando ammette di essere fallibile: come dice Popper, “tutti gli sforzi dell’uomo sono fallibili, ma la loro fallibilità ci sfida a renderli meno fallibili”.
C’è infine una posizione laica che si concilia con quella religiosa.
Ha scritto il laico Benedetto Croce:
Il cristianesimo è stato la più grande rivoluzione che l’umanità abbia mai compiuta: così grande, così comprensiva e profonda, così feconda di conseguenze, così inaspettata e irresistibile nel suo attuarsi, che non maraviglia che sia apparso o possa apparire un miracolo, una rivelazione dall’alto, un diretto intervento di Dio nelle cose umane, che da lui hanno ricevuto legge e indirizzo affatto nuovo.
Un cattolico laico è colui che non impone (ma semmai propone) agli altri le ragioni della sua fede e si comporta in politica secondo ciò che ebbe a dire il presidente Kennedy: “Qualunque possa essere la nostra religione nella vita privata, per colui che ricopre? una carica pubblica nulla può aver precedenza sul suo giuramento di difendere la Costituzione in ogni sua parte”.
È il cattolico che, quand’è in minoranza, non si preoccupa solo della libertà dei credenti, ma si batte per la libertà di tutti; se è maggioranza, fa suo il principio di Roger Williams secondo cui la volontà della maggioranza?può valere “only in civil things”, solamente nelle cose civili.
Ma nella storia italiana questa posizione è sempre stata difficile e problematica: lo dimostrano le esperienze di uomini come Rosmini e Manzoni nel Risorgimento “scomunicato”, come lo definì Vittorio Gorresio.
È un filone, quello dei credenti laici, che ha visto anche nel Novecento protagonisti significativi come Arturo Carlo Jemolo.
Ed è proprio inquadrandolo nella tormentata storia italiana, in cui la presenza della Chiesa come Stato fino al 1870 ha giocato un ruolo politico decisivo volto ad impedire l’unità d’Italia, che si può comprendere l’anticlericalismo, nato come risposta al clericalismo. L’anticlericalismo è anche – come osserva Guido Verucci – una forma di critica alla corruzione, all’ipocrisia, alla cupidigia, alla prepotenza e all’intolleranza dell’ordine sacerdotale. Esso ha origine nel Medio Evo – pensiamo a Dante – e si manifesta in modi diversi nel corso dei secoli.
L’anticlericalismo che nasce con Voltaire, si caratterizza anche come anticristianesimo in un’accezione che pone le basi per il laicismo che finirà spesso per identificarsi con l’anticlericalismo medesimo.
Si tratta di posizioni tutte degne di rispetto, ma risulta abbastanza evidente che oggi la laicità si differenzia sia nei confronti del laicismo sia dell’anticlericalismo inteso come sinonimo del laicismo. La laicità può invece convivere con un anticlericalismo che si opponga all’invadenza della Chiesa nelle questioni politiche, proprio perché “la laicità – come scrive Abbagnano – non è nell’interesse di questo o quel gruppo politico o ideologico, ma nell’interesse di tutti”. E Bobbio osserva che lo spirito laico non è esso stesso una nuova cultura, ma la condizione?per la convivenza di tutte le possibili culture.
Ciò premesso, non risulta tuttavia semplice tentare di definire la laicità perché resta inevitabile, nel concetto stesso di laicità, un margine di ambiguità che Emanuele Severino ha posto bene in luce in una recente polemica con Claudio Magris.
Ha infatti scritto Severino: “È interessante l’affermazione con cui Magris esprime uno dei luoghi centrali del pensiero liberale: ‘Laicità significa tolleranza, dubbio rivolto anche alle proprie certezze’. Che la ragione vada distinta dalla fede è una certezza di Magris. Ma, allora, il ‘dubbio rivolto anche alle proprie certezze’ mette in dubbio anche quella distinzione tra ragione e fede? Se non la mette in dubbio, allora c’è un sapere che non può essere messo in dubbio – e la definizione di ‘laicità’ deve essere rivista. Se invece tutto è dubitabile, allora la ‘laicità’ diventa, nonostante le intenzioni, quello scetticismo o quel relativismo nel quale la Chiesa ritiene consistere tutta la forza del pensiero del nostro tempo (che invece ha ben altra potenza) e che quindi la Chiesa fa presto a togliersi dattorno”.
Non pretendere di imporre fedi chiesastiche e globali di nessun tipo, non assumere atteggiamenti pregiudiziali verso nessuno, esercitare la tolleranza soprattutto nei confronti delle idee che appaiono “intollerabili” comporta appoggiare il proprio procedere intellettuale su convinzioni sempre rivedibili, cercare la prova del proprio possibile errore, sentirsi tentati dalle tesi dei propri interlocutori e del proprio avversario. Questa potrebbe essere una definizione, del tutto sommaria, di laicità. La laicità si può sembrare persino un’utopia di fronte a chi manifesta orgogliosamente idee apparentemente inossidabili, fondate sulla certezza e non cresciute attraverso l’umiltà del confronto: la verità come continuo divenire di cui parlava Benedetto Croce.
Una laicità “liberale” comporta atteggiamenti liberali capaci di aprirsi agli altri perché solo attraverso il confronto le idee progrediscono. Essa si rivela inconciliabile con chi banalizza ed ironizza sulle religioni, ostenta, quasi senza avvedersene, un paleopositivismo di ottocentesca memoria che è tutto fuorché liberale e che appare, riproposto nel XXI secolo, del tutto fuori dalla storia.
Bertrand Russell, che ha condotto grandi battaglie contro il fanatismo, ha scritto che un periodo storico?che si riveli tollerante è riconoscibile “dalle libertà liberali: libera stampa, libero pensiero, libera propaganda. La libertà di leggere quel che si vuole, la libertà di avere la religione che si preferisce o di non avere religioni”.
Il problema della laicità non riguarda di certo solo i rapporti tra lo Stato e la Chiesa cattolica perché in una società multietnica, come sta diventando quella italiana, c’è da porsi il problema dei rapporti tra l’Islam e?lo Stato, ma soprattutto l’interrogativo se l’Islam stesso sia compatibile con la laicità, la democrazia, la libertà di espressione e la tolleranza religiosa.
Sadik Jalal al-Azm ha scritto che “l’Islam in quanto ideale coerente e statico fondato su principi eterni non è, evidentemente, compatibile con niente altro che con se stesso. In questo senso rifiuta, respinge e combatte fino in fondo laicità e umanesimo come ogni altra religione considerata dal punto di vista del suo carattere eterno”.
Se può essere vero storicamente che l’Islam è convissuto nei secoli con situazioni storiche molto diverse, è tuttavia difficile da sostenere che l’Islam possa diventare compatibile con la laicità intesa nel senso di cui abbiamo parlato, perché l’unico significativo esempio di tentativo di rendere laico un paese islamico è quello della Turchia emersa dalla Prima Guerra Mondiale ad opera di Mustafa Kemal che abolì il califfato, laicizzò lo Stato, riconobbe la parità dei sessi, istituì il suffragio universale, adottò l’alfabeto latino, il calendario gregoriano, il sistema metrico-decimale. Va altresì detto che l’Islam turco era già una sua versione almeno in parte ellenistica.
La Turchia, così come è apparsa attraverso la sua storia novecentesca, tuttavia non si è certo ispirata al concetto di laicità inteso come rispetto di ogni idea ed identità perché il processo storico che ha portato alla Turchia moderna semmai rivela una sorta di “laicismo armato” che ha tentato di occidentalizzare?il Paese?senza affatto accoglierne la cultura liberale, non certo ipotizzando la separazione della moschea dallo Stato, ma piuttosto il controllo della religione da parte dello Stato.
Certo il fondamentalismo, ogni forma di fondamentalismo, si rivela inconciliabile con la cultura del pluralismo, della tolleranza e della laicità, che è il meglio che la cultura europea ha saputo produrre al di là delle grandi tragedie novecentesche del nazifascismo e del comunismo. Bisogna comunque incominciare a riflettere sul concetto di laicità rispetto all’islamismo perché a noi sembra che i modelli europei della laicità non siano utilizzabili per fronteggiare una convivenza pacifica con chi non intende accettare quelle regole del gioco su cui si fonda la civiltà europea nata e cresciuta negli ultimi due secoli di storia.
